
I più attenti tra voi ricorderanno che tra i commenti allo Zantrekking avevo annunciato che il sabato sarebbe stato dedicato al Estival Jazz in programma a Lugano. Per l’ultima serata, in cartellone tre concerti interessanti: Yellowjackets, Eric Burdon and The Animals, George Clinton con i Parliament e i Funkadelic. Vediamo un po’ com’è andata…
Io e 8@ Borderline a metà pomeriggio siamo partiti da Novara alla volta della Svizzera Italiana. Arrivati al confine, abbiamo acquistato e attaccato la vignetta. Come cos’è la vignetta?!? Sto parlando del bollino autostradale obbligatorio (30 Euro, 5 Franchi svizzeri di resto; si paga una volta e poi si scorazza senza code ai caselli fino alla fine dell’anno). Perché l’abbiano chiamata vignetta resta un mistero anche per me che sono cresciuto televisamente parlando con la TSI e “Un’ora per voi” condotta da Corrado e Mascia Cantoni
)
Arrivati a Lugano senza grossi intoppi, abbiamo parcheggiato l’auto e iniziato un giro per la città. Il cielo non era dei migliori: nuvoloni neri all’orizzonte, vento, lago piuttosto mosso, lasciavano presagire un temporale coi fiocchi. Ecco qualche foto:



Borderline ride mentre commento ogni cosa con un improbabile accento svizzero (anzi tzvizzero come direbbero loro
)

Effetti ottici: la Svizzera è piccola e anche gli scacchi sembrano più grandi!

Il Casino (costruito quando la TSI voleva strappare Emilio Fede a Mediaset)

Lo sapevate che ho vinto il campionato di fotoritocco a Viganello? Ora vi mostro come faccio sparire gli alberi: uno, due, tre…

Spariti! Non ci credete, vero? E fate bene, infatti ho dovuto abbattere gli alberi (ma ne è valsa la pena!)

Si avvicina il tramonto… ma accidenti, ci siamo persi. Ora chiedo indicazioni a quella giovane svizzera in mezzo al prato…

“Tzcusi, per il concerto?”

Prima di arrivare alla meta, rimango a bocca aperta davanti al genio creativo svizzero, esaurisco il credito del cellulare, e rischio un brutto mal di gola.

Un’ora e mezza prima dell’inizio, conquistiamo una panca a sinistra dei posti riservati (che belli i tempi degli accrediti stampa…
). La nuvole resistono, ma cadono solo poche gocce di pioggia.

La piazza si riempie e alle 21, con precisione svizzera, i bravissimi Yellowjackets salgono sul palco. Non ci sono posti liberi, sconsigliatissimo muoversi (chi va via…). Mi rassegno, impossibili le foto senza il cameraman fra le pelotas.

Il gruppo è tecnicamente di altissimo livello, la musica di grande qualità. Il concerto, l’unico jazz della serata, si rivelerà indubbiamente il migliore tra i tre.


Alle 22.30, il primo concerto termina. Il tempo di sistemare il palco e alle 23, con precisione svizzera, arriva il mitico Eric Burdon insieme agli Animals.

Qui siamo di fronte ad un mito (chi non ha ascoltato almeno una volta “The house of the rising sun”?). Basti dire che l’ultima sera prima della morte, Jimi Hendrix suonò insieme a lui. Eppure il concerto non convince: sarà l’età e la paura di deludere, ma il vecchio Eric scivola un po’ troppo nel ruffiano: rock/blues e soul sono contaminati da troppi “na-na” e dai soliti giochetti di cori coinvolgenti per il pubblico. L’arrangiamento di “The house of the rising sun” è a dir poco imbarazzante.
Alle 1 di notte, con precisione svizzera, cambia tutto: le sedie al centro vengono rimosse dalla Sicuritas (altro neologismo svizzero?) per lasciare spazio alla danza. Entrano in scena George Clinton e la sua numerosa band di funk psichedelico. I Parliament / Funkadelic, maranzissimi nell’abbigliamento (sembrano usciti dai primi film di Spike Lee), attaccano con l’irresistibile ritmo lento ed ipnotico, le divertentissime afro-sceneggiate e le immancabili cornazze con le mani. Dal pubblico cominciano ad arrivare ventate di mariagiovanna, nessuno riesce a tenere fermi i piedi e per me, rapito dai groove, diventa impossibile fotografare il palco.
Accidenti, purtroppo si è fatto tardi! Ci aspetta la strada del ritorno e decidiamo di non fermarci fino alla fine. Peccato perché quest’ultimo concerto, anche se con un festival jazz c’entrava poco o nulla, è divertentissimo. Saliamo in auto e, come al solito appena tocca il sedile, Borderline si addormenta. Per fortuna guido io.
Aggiornamento 2010
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Eric Burdon?! wow, non so se ancora pulsa la vacanza nelle vene (tornata con tutta la famiglia dalla Grecia da un gg) ma sto pensando alla sua “don’t let me be misunderstood” …non sto ferma e mi sento giovane
Ciao Manu, bentornata tra noi, si sentiva la tua mancanza!
“Don’t let me be misunderstood” non è stata scritta da Eric Burdon, ma da Gloria Caldwell – Sol Marcus – Bennie Benjamin. Fu cantata prima da Nina Simone e, solo in seguito, da Eric Burdon and The Animals. La versione più nota negli ultimi anni è quella “disco” di Leroy Gomez & Santa Esmeralda.
Un abbraccio
Forse….se la gente non riusciva a stare seduta…il motivo era che il migliore concerto dei 3 proposti era proprio quello di George Clinton…non pensi? Io ero nel backstage di quel Lugano Jazz Festival e nemmeno io riuscivo a rimanere fermo!! Immagina te…
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