La Conferenza sul clima a Copenhagen può diventare un ulteriore luogo carico di retorica, senza che nulla concretamente venga fatto per la soluzione dei problemi ambientali che affliggono il pianeta.
La discussione non verte su quali tecnologie possano sostituire il petrolio bensì su due argomenti precisi: il taglio delle emissioni ed il costo ad esso associato. Se si vuole entro il 2020 contenere l’aumento della temperatura sul pianeta entro i due gradi, i grandi paesi industrializzati devono ridurre le emissioni del 40% ed aiutare concretamente i paesi più poveri – colpiti maggiormente dall’inquinamento dei primi – ad investire in tecnologia pulita. Ovviamente questo trascina con sé una quantità enorme di problemi – dove reperire le risorse, quali ristrutturazioni intraprendere sul piano industriale, quali ricadute sul piano occupazionale, quali modifiche della fiscalità debbano attuarsi, se sia più conveniente sussidiare la ricerca e l’utilizzo delle fonti alternative tralasciando rincari fiscali sul carbone o no. Certo è che la soluzione ottimale sarebbe quella di uscire dal summit con un accordo in grado di tradursi a livello nazionale in politiche operative: non si pretenda subito l’impossibile, ma almeno un segnale di cambiamento.
[Fonte: 01]
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Le prospettive delle forze NATO in Afghanistan sembrano oggi peggiori di prima. Di fronte al numero di militari occidentali che continuano a morire in quel paese, si stanno smarrendo le ragioni di prorogare la permanenza, mentre le opinioni pubbliche in Occidente premono, se non per un ritiro, per un forte disimpegno. Eppure le ragioni per continuare non mancano. Innanzitutto, un rafforzamento dei Taliban, vicino ad uno stato di per sé pericolosissimo come il Pakistan, creerebbe ancor più instabilità. Secondo, il ritiro dell’Occidente da lì rafforzerebbe i terroristi nella volontà di colpire ancor di più l’Occidente; infine, un ritiro suonerebbe come un tradimento verso quella parte di popolo afghano che, confidando nell’Occidente, si sta progressivamente staccando dai Taliban: questo significherebbe far acquisire nuovi adepti al terrorismo.
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SPECIALE GEOPOLITICA – LA VIA ARTICA
La via Artica, dal 2013 a causa dello scioglimento dei ghiacciai ad un ritmo superiore a quello preventivato, consentirà il transito ed il collegamento all’estremo Nord fra Eurasia e Stati Uniti.
La vegetazione sta cambiando, dove c’era una tundra brulla ora ci sono foreste. Perché quest’area è così importante? Vediamo subito i numeri.
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Comunque la pensiate, questo video merita di essere visto, perché fa riflettere sui consumi, sul consumismo, l’economia, il lavoro, l’ambiente.
La Storia delle cose raccontata da Annie Leonard [durata: 20'55]
Il doppiaggio in italiano è a cura del progetto DePILiamoci
Link:
- Sito originale The Story of Stuff (in inglese)
- Il sito del progetto DePILiamoci (in italiano)
Grazie a Intempestiva per la segnalazione via mail
Il nostro Presidente del Consiglio mantiene sempre le promesse: si è allacciato i pantaloni, rimboccato le maniche, e in poche settimane ha risolto i problemi dei rifiuti a Napoli.
Al solito, c’è qualche guastafeste fuori dal coro. E’ il caso di Padre Alex Zanotelli, che ha scritto una lettera al blog di Beppe Grillo in cui racconta una realtà completamente diversa dell’emergenza rifiuti in Campania. E nel finale ipotizza una teoria che fa acqua da tutte le parti.
Bertolaso [...] ha annunciato che avrebbe scelto con trattativa privata, una delle tre o quattro ditte italiane e una straniera, a gestire i rifiuti. [...] quella straniera è la Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua e la seconda al mondo per i rifiuti. Sarà quasi certamente Veolia a papparsi il bocconcino e così, dopo i rifiuti, si papperà anche l’acqua di Napoli. [...]
Sono infatti convinto che la Campania è diventata oggi un ottimo esempio di quello che la Naomi Klein nel suo libro Shock Economy [Nota di GZ: il link è stato aggiunto da me], chiama appunto l’economia di shock! Lì dove c’è emergenza grave viene permesso ai potentati economico-finanziari di fare cose che non potrebbero fare in circostanze normali.
Alla faccia di chi vorrebbe costruire gli inceneritori (convengono a chi gestisce il business, molto meno alla salute dei cittadini), sono convinto che sia decisamente meglio puntare sulla raccolta differenziata spinta.
E a Napoli, è proprio impossibile da realizzare? Greenpeace è passata dalle parole ai fatti:
Link di approfondimento al sito di Greenpeace:
PS: qui a Novara, qualche anno fa ci siamo rimboccati le maniche e ora siamo a oltre il 68% di differenziata (oh, non è tutto rose e fiori: esistono purtroppo anche alcuni idioti incivili che abbandonano i sacchetti sui bordi della tangenziale e delle strade periferiche)
Quello che segue è il testo della lettera di Greenpeace, pubblicata ieri sul blog di Beppe Grillo.
Doppia protesta di Greenpeace oggi contro la decisione dell’Enel di investire 1,8 miliardi di euro per il completamento di due reattori nucleari a Mochovce, in Slovacchia.
Gli attivisti italiani hanno distribuito oggi di fronte alle sedi delle banche nelle principali città italiane degli ironici fac-simile della pubblicità dell’Enel in cui si mostra come in realtà anziché investire sull’innovazione, si investe in una centrale di tecnologia sovietica addirittura precedente al disastro di Cernobyl. “La vera rivoluzione è tornare al nucleare. Sovietico.” si legge nel depliant distribuito oggi.
In Europa Greenpeace ha protestato anche di fronte alle ambasciate italiane in Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria e Bulgaria.
Nella lettera inviata al governo italiano si sottolinea come l’Italia, che ha chiuso le proprie centrali con un referendum non possa esportare all’estero il rischio atomico. Il governo è infatti l’azionista di riferimento di Enel, con una quota di circa il 30 per cento.
Le critiche principali al progetto riguardano la scarsa sicurezza ma anche la discutibilità economica. A Mochovce verrebbero realizzati due reattori sovietici VVER-440/213, la cui progettazione risale alla fine degli anni Settanta. I reattori sono ben al di sotto degli attuali standard di sicurezza e difficilmente verrebbero autorizzati in gran parte degli stati europei. Per esempio non dispongono di un doppio guscio protettivo in caso di impatto con un aereo. Non solo, per Greenpeace c’è anche un problema di legittimità, perchè il progetto era stato autorizzato nel 1986 dall’allora governo comunista senza nessuna valutazione d’impatto ambientale, nè il coinvolgimento dell’opinione pubblica. Ancora oggi il ministero dell’ambiente slovacco si rifiuta di avviare una valutazione d’impatto ambientale…
Il prossimo mese l’Enel dovrebbe prendere la decisione finale su Mochovce e Greenpeace ha lanciato una petizione via web per chiedere a Prodi di abbandonare subito questo progetto.
Enel, l’energia che ti ascolta. E allora facciamo sentire!
Un video-denuncia sull’emergenza rifiuti a Caserta. Passateparola!
[via Dario Salvelli]
Update ore 18.30
Ops, mancava questo: il video è stato realizzato da Paolo Picazio e da Gianni Zagaria
dal Corriere della Sera.it
Dal 2010 spariscono i sacchetti di plastica
La sostituzione degli shopper in polietilene prevista da un emendamento. L’annuncio del presidente della commissione ambiente della Camera: dovranno essere sostituiti con contenitori biodegradabili
No, stavolta la nostra Lady Velenia non c’entra.
Wwf: «In Europa mangiamo anche il veleno»
Esaminati campioni di alimenti comuni in sette paesi europei.
La ricerca, durata dieci anni, ha rilevato 119 sostanze tossiche in latte, carne, pesce, pane, olio d’oliva e succhi d’arancia
L’articolo è pubblicato sul Corriere della Sera.it



